La tradizione dell’abito da sposa – “Once Upon a Time”

“Documentare chi ha indossato cosa in un determinato momento è un conto, cercare cosa significhi è un altro.”

(Tim Edwards La moda.Concetti, pratiche, politiche.)

L’abito non ha mai soddisfatto la sola esigenza elementare di coprire il corpo per pudore o per ripararsi dal freddo: esso ha espresso classificazioni, differenziazioni, è stato corredato di elementi che esibivano potere politico ed economico. In particolare l’abito femminile è stato per lungo tempo espressione e scelta imposta da una società tutta maschile che, attraverso l’abito della moglie o figlia, esibiva simboli, valori, potere. 

Oggi l’unico momento in cui si sperimentano abiti impegnativi non particolarmente comodi, è proprio il momento del matrimonio, quando la sposa decide di indossare l’abito “tradizionale”. La tipologia “abito da sposa” non è storicamente mai esistito. Le donne non si sposavano con un abito “ad hoc”, ma con uno che sarebbe stato riutilizzato in quanto costituiva il meglio che la famiglia della sposa potesse permettersi e perché era consuetudine presentarsi alla società e alla famiglia del marito con un abito che rappresentasse uno status “reale”. Si iniziò a parlare di abito da sposa come “categoria” solo nel primo dopoguerra.

L’abito da sposa ,nell’ultimo mezzo secolo, si stacca dalle proposte moda “non da sposa”  proiettandosi in “uno spazio e tempo” non reale. 

Ovunque si afferma che la tradizione vuole che il vestito da sposa sia bianco, lungo, ricco, e comunque diverso da tutti gli altri abiti che si indosseranno nella vita. Oppure propongono alla scelta della sposa l’alternativa tra un abito tradizionale e uno moderno. L’abito chiamato tradizionale o classico ha diverse fogge ma la sua caratteristica principale è che si tratta di un abito principesco, da sogno, diverso da tutti gli altri, in grado da far sembrare la sposa assolutamente speciale e diversa da quello che è tutti i giorni.

“Dieci anni prima del suo tempo una moda è indecente; dieci anni dopo, è orrenda; ma un secolo dopo, è romantica.” (James Laver)

Il Novecento è stato caratterizzato da due tragiche guerre mondiali, l’abbigliamento, che è una manifestazione del costume, fu oggetto di un grande cambiamento: se il blocco delle importazioni limitò la varietà e la quantità di tessuti a disposizione, ci fu quindi l’impulso alla creazione di nuovi tessuti che si diffusero velocemente anche perché avevano prezzi accessibili. La moda femminile si semplificò sostanzialmente a causa della mancanza di tessuto e per le nuove mansioni lavorative che le donne assunsero durante la guerra e che richiedevano un abbigliamento più comodo. Altro aspetto importante di questo periodo è l’emancipazione della donna.

Per quanto riguarda il matrimonio, esso subisce una vera e propria rivoluzione nella sua essenza più intima, in quanto si mette in discussione l’uso, consolidato nei secoli precedenti, che voleva che il matrimonio fosse deciso dai genitori degli sposi. Ora si tende a sposarsi assecondando una decisione dei due sposi che solitamente sono guidati a questo passo da un sentimento d’amore e non per dovere o per interesse economico.

Il grande giorno rimarrà dunque impresso nella mente degli sposi (e in quella di chi parteciperà) per tutta la vita e si cerca in ogni modo di rendere quelle ore indimenticabili, caratterizzate da eleganza e originalità.

 

A completare il fascino dell’abito da sposa vi è l’immancabile velo, le cui origini vanno cercate parecchio indietro nel tempo. Il primo velo risale al tempo dei Romani. Le donne indossavano il cosiddetto flammeum, un velo leggero Abito elegante neoclassico in cotone e seta, dai colori accesi come il giallo o il rosso, che ricopriva il loro volto durante le cerimonie nuziali poiché era simbolo di buon auspicio. Nel Medioevo il velo era caratterizzato da tanti strati di lino sovrapposti, fissato sul capo da fili d’oro e perline. Esso proteggeva la sposa dal malocchio e dalla mala sorte; inoltre doveva nascondere il volto della sposa agli occhi del marito fino alla fine della cerimonia.

 

Il Cristianesimo attribuisce al velo un significato fondamentale: è il simbolo della verginità. Nel Novecento la lunghezza e il tessuto del velo cambiano a seconda di fattori storici ed economici. Ad esempio, negli anni Venti il velo è spesso formato da un unico strato di tessuto molto lungo, arricchito con preziosi ricami. Negli anni Trenta si accorcia e si adegua all’acconciatura, mentre negli anni Sessanta si adatta al vestito e diventa un elemento decorativo.

 

 

 

Al giorno d’oggi il velo, nonostante la sua storia antichissima, ha quasi un valore unicamente estetico e si indossa per dare un tocco finale, ma fondamentale, a tutte le spose!

 

 

Commenti

Commenti